Cerith Wyn Evans
Pompeii Threnody, 2025
9 fotoincisioni, edizione 1/7
27,4 x 34,8 cm
Courtesy l’Artista e Ministero della Cultura – Parco Archeologico di Pompei
Collectio Parco Archeologico di Pompei (Pompeii Commitment. Materie Archeologiche)

La serie di nove fotoincisioni realizzata da Cerith Wyn Evans ed entrata nella collezione d’arte contemporanea del Parco Archeologico di Pompei è uno dei risultati delle ricerche condotte dall’artista nell’ambito di Pompeii Commitment. Materie Archeologiche, confluite nella mostra Pompeii Threnody, inaugurata nell’estate del 2025 presso l’Antiquarium di Boscoreale.
Le opere sono incentrate su alcuni dei reperti più straordinari conservati nei depositi del Parco ed esposti presso l’Antiquarium: i resti fossilizzati di antichi cipressi rinvenuti nella piana del Sarno. Attraverso queste immagini, Wyn Evans concentra l’attenzione sulla dimensione geologica e memoriale del paesaggio vesuviano, evocato come luogo di sopravvivenza e trasformazione della materia naturale, oltre che come archivio di stratificazioni temporali e culturali.
Realizzate mediante la tecnica della fotoincisione – procedimento fotografico di stampa in piano su lastra di zinco che consente il trasferimento dell’immagine su uno strato di vernice fotosensibile – le opere derivano da fotografie dei reperti arborei e ne restituiscono una sequenza di studi visivi caratterizzati da una forte essenzialità formale e da una raffinata intensità tonale. Attraverso il processo fotomeccanico, l’artista condensa in una matrice multipla la compresenza di tempi differenti: quello della crescita organica degli alberi, quello della loro fossilizzazione in seguito all’eruzione del Vesuvio e quello della loro attuale conservazione in ambito museale.
Le radici dissepolte e successivamente documentate attraverso l’immagine fotografica vengono così sottoposte a un ulteriore processo di esposizione e fissazione, diventando per l’artista memoriali dell’attività e della persistenza della materia organica antica. In questo passaggio tra reperto naturale, documento visivo e oggetto artistico, le fotoincisioni attivano una riflessione sul rapporto tra materia e rappresentazione, sul desiderio di trattenere e rendere visibile ciò che normalmente rimane occulto, e sulla possibilità che questi frammenti naturali si trasformino in dispositivi di conoscenza e meditazione sullo statuto stesso dell’opera d’arte.
La serie si configura così come una meditazione visiva sulla capacità della materia di attraversare eventi catastrofici e processi di sedimentazione storica, mostrando il paesaggio vesuviano come un palinsesto in cui dimensione naturale, memoria e cultura continuano a intrecciarsi.