Cerith Wyn Evans
Pompeii Threnody. In Girum Imus Nocte et Consumimur Igni, 2025
Luce al neon
10 x 110 cm
Courtesy l’Artista e Ministero della Cultura – Parco Archeologico di Pompei
Collectio Parco Archeologico di Pompei (Pompeii Commitment. Materie Archeologiche)

L’istallazione al neon Pompeii Threnody. In Girum Imus Nocte et Consumimur Igni di Cerith Wyn Evans è entrata nelle collezioni del Parco Archeologico di Pompei nell’ambito delle ricerche sviluppate dall’artista per Pompeii Commitment. Materie Archeologiche, presentate per la prima volta in occasione della mostra Pompeii Threnody, inaugurata presso l’Antiquarium di Boscoreale nell’estate del 2025. L’opera si inserisce all’interno di una serie di lavori al neon incentrati sul palindromo latino “In girum imus nocte et consumimur igni”, che per decenni ha occupato una posizione centrale nella produzione di Wyn Evans, diventando oggetto di continue variazioni formali e cromatiche, capaci di entrare in dialogo con diversi contesti espositivi, caricandosi ogni volta di profondi riferimenti storici e simbolici.
La versione dell’opera concepita per Pompei nasce in relazione con l’antico carro cerimoniale rinvenuto nel 2021 presso gli scavi archeologici di Civita Giuliana e oggi esposto all’interno dell’Antiquarium di Boscoreale. La struttura circolare del neon riprende infatti direttamente il diametro delle ruote del carro, instaurando un rapporto di corrispondenza ritmica, formale e concettuale con il manufatto archeologico. In questo dialogo, la forma luminosa si configura come dispositivo visivo capace di richiamare la dimensione ciclica del tempo e del movimento.
Il titolo dell’opera riprende il celebre palindromo latino – leggibile nello stesso modo in entrambe le direzioni, sia dall’inizio che dalla fine – tradizionalmente interpretato come metafora della temporalità circolare della storia e dei processi naturali, oltre che della tensione costante e inevitabile tra luce e ombra, creazione e distruzione. Attraverso questa struttura linguistica e simbolica, Wyn Evans costruisce un’immagine in grado di evocare l’idea di un ritorno perpetuo all’origine, in cui il tempo si manifesta come oscillazione continua tra trasformazione e persistenza.
Collocato nello spazio dell’Antiquarium, il lavoro di Wyn Evans suggerisce un sottile senso di connessione tra materia, memoria e rappresentazione. La luce del neon, sospesa tra presenza fisica e immaterialità, dialoga con l’architettura dell’edificio, con il carro cerimoniale di Civita Giuliana e con il sistema espositivo che lo accoglie, amplificandone il gioco di riflessi e ombre, e generando una stratificazione percettiva capace di coinvolgere oggetti, spazio e visitatori.
In questa relazione tra patrimonio archeologico e linguaggio contemporaneo, l’installazione sembra attivare una riflessione sul rapporto tra immobilità e movimento, tra sopravvivenza della materia e rinnovamento dei suoi significati, rileggendo il patrimonio storico e culturale di Pompei come campo di continui slittamenti temporali e simbolici.

 

Photo credits Amedeo Benestante. Courtesy Cerith Wyn Evans e Parco Archeologico di Pompei


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