Nel suo nuovo film, O fuóco e ò nuósto e l’appicciammo nuje SAGG Napoli crea un collage con spezzoni di filmati del XX e XXI secolo: eruzioni vulcaniche del Vesuvio e chiassosi festeggiamenti di Capodanno a Napoli. Il titolo dell’opera, in dialetto napoletano, fa riferimento al fuoco come proprietà collettiva, distruttiva e celebrativa. Suggerisce che il fuoco non appartiene più solo alla natura, ma anche ai Napoletani che, impossessatosi di questo, lo mettono in scena. Su questo sfondo, il film accosta la furia incandescente del magma all’esplosione artificiale dei fuochi pirotecnici, il boato dell’eruzione al rumore dei festeggiamenti. Il cielo notturno di Napoli diventa una visione di catastrofe e felicità, in cui il rito cittadino riecheggia la minaccia geologica. Il Vesuvio da sempre incombe sulla città: è il suo simbolo e la sua minaccia. La famigerata eruzione del 79 d.C., che cancellò Pompei ed Ercolano, appartiene alla memoria collettiva, risuonando nelle eruzioni successive nel corso dei secoli. Il vulcano non è mai completamente inattivo; si erge come monito di instabilità e della possibilità di una catastrofe. In questo contesto unico nella sua potenza e fragilità, i Napoletani hanno coltivato la tradizione esagerata dei fuochi d’artificio a Capodanno. A mezzanotte, gli spettacoli privati e quelli organizzati dal Comune si fondono in un’unica travolgente tempesta pirotecnica.
La forza psicologica del suono è al centro del nuovo film di SAGG, per il quale l’artista ha collaborato con il sound designer Matteo Pit. I fuochi d’artificio non si vedono soltanto, si sentono anche: il corpo vibra ad ogni esplosione, l’aria trema sotto lo stress dell’onda d’urto sonora. Gli antropologi hanno spesso collegato le percussioni forti, i ritmi incalzanti e gli improvvisi rumori assordanti ai rituali di trance o di esorcismo. In questo montaggio video, il parallelo visivo tra fuochi d’artificio ed eruzione è immediato. Entrambi i fenomeni lanciano materia incandescente nel cielo, fanno piovere detriti e riempiono l’aria di fumo. Uno è catastrofico, l’altro celebrativo; uno incontrollato, l’altro creato dall’uomo. Insieme rivelano la condizione paradossale della città: è come se ogni anno Napoli inscenasse apposta una mini eruzione, quasi a voler eliminare preventivamente la precarietà di vivere accanto a un vulcano attivo. Il rituale di Capodanno diventa un incendio controllato, che permette di godere di una certa vicinanza al fuoco, un’eco del disastro trasformata in una festa. La fiamma, come suggerisce il titolo, viene scelta, accesa e spenta dalla gente.
O fuóco e ò nuósto e l’appicciammo nuje segna un cambiamento significativo nella pratica artistica di SAGG Napoli. È il primo film in cui l’artista non compare in prima persona. Le sequenze di allenamento al tiro con l’arco, le accelerazioni controllate dei go-kart o dei motoscafi, le prove incessanti di forza e concentrazione sono assenti. Eppure la presenza del corpo è implicita. Le esplosioni dei fuochi d’artificio ricordano la liberazione improvvisa della forza muscolare; il fragore evoca l’intensità dello sforzo fisico. Laddove prima il suo corpo lanciava frecce o veicoli a tutta velocità, qui è la città stessa a diventare protagonista, esplodendo in luci e rumori. Visualizzando l’incontro tra fuochi d’artificio ed eruzione, SAGG riflette sul significato di vivere costantemente in prossimità del pericolo. Il suo film sottolinea che il rituale di Capodanno non è solo una festa, ma anche un esorcismo: un modo per immaginare che, finché la città si incendia da sola una volta all’anno, la montagna possa rimanere silenziosa. In questa oscillazione tra catastrofe e catarsi, morte e gioia di vivere, SAGG cattura una parte importante dell’essenza di Napoli nella sua fiammeggiante intensità poetica. SB
1-2 Immagine & Video
SAGG Napoli
O fuóco e ò nuósto e l’appicciammo nuje, 2025
video, souno, colore, 10″14′
Courtesy l’Artista e zazà Milano / Napoli
Home Page Image: SAGG Napoli, O fuóco e ò nuósto e l’appicciammo nuje, 2025. Courtesy l’Artista e zazà Milano / Napoli
SAGG Napoli (1991, Napoli, Italia) è un’artista multidisciplinare e atleta che lavora tra performance, spoken word, arti visive, sport e cultura digitale. Laureata al Camberwell College of Arts di Londra (2014), ha sviluppato una pratica definita dalla sua “South Aesthetics”, interrogando le politiche identitarie, di genere, le rappresentazioni di classe e gli stereotipi culturali dell’Italia meridionale. L’artista pratica il tiro con l’arco, la corsa e l’allenamento della forza sia come discipline atletiche che come rituali artistici, integrandoli in performance e installazioni. Ha gareggiato a livello nazionale e internazionale, si è esibita durante la sfilata SS25 di Dior e, nella sua mostra personale del 2024 “Sempre Contratta” presso Basement Roma, ha incorporato attrezzature e routine sportive nella galleria, inquadrando il corpo come luogo di resilienza, cura e trasformazione. La sua poesia spoken word amplia ulteriormente questa indagine, fondendo narrazione personale e critica collettiva per dare voce alla memoria, alla disciplina e alla resistenza.