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© Pompeii Commitment. Archaeological Matters, un progetto del Parco Archeologico di Pompei, 2020. Project partner: MiC.
Tutte le immagini d’archivio o realizzate al Parco Archeologico di Pompei sono utilizzate su concessione di MiC-Ministero della Cultura-Parco Archeologico di Pompei. È vietata la duplicazione o riproduzione con qualsiasi mezzo.

Otobong Nkanga, con Matteo Lucchetti. Immagina di essere una particella

Commitments 42    07•04•2022

1. Estratto da:

Immaginando il flusso di una particella,
visita in loco a Pompei il 24 gennaio 2022,
video di Matteo Lucchetti

2 – 11. Testi:

Otobong Nkanga
Poemi per 08 Black Stone,
parte di Carved to Flow
2017

02, 04, 07, 09. Immagini:

Otobong Nkanga
schizzi su carta, penna a sfera e disegno digitale
13 x 21 cm
2022
Courtesy l’Artista

05, 08, 10. Immagini:

Otobong Nkanga
Unearthed (Abyss, Twilight), dettagli
arazzi intrecciati / filati vari
2021
Courtesy l’Artista

Si ringraziano: Kunsthaus Bregenz (Austria) e TextielLab al TextielMuseum in Tilburg (The Netherlands)

Part, parts, parted
particles slowly breaking
to hit another with an impact
merging encore

Breakdown
Otobong Nkanga

Misenum, nei pressi dell’odierno Capo Miseno, è la cittadina a 29 chilometri da Pompei da cui, nel 79 d.C., Plinio il Vecchio assistette all’eruzione vulcanica più letale della storia europea. Decise di raggiungere l’epicentro per cercare di salvare i suoi amici e osservare meglio il fenomeno. Si avvicinò all’eruzione via mare, per poi ritornare cadavere tre giorni dopo, probabilmente asfissiato dai vapori tossici. Sappiamo tutto questo grazie alla lettera che Plinio il Giovane scrive a Tacito, in cui racconta ciò a cui ha assistito durante le ultime ore di vita di suo zio. La storia ed i suoi resoconti sono spesso una questione di distanze: una distanza fisica, in questo caso dall’evento, che rende la testimonianza possibile, ma anche una distanza temporale, nella quale gli elementi assumono diverso peso alla luce di nuove scoperte, nuove cognizioni e percezioni dell’accaduto.
Invitata a contribuire a Pompeii Commitment. Materie archeologiche, l’artista Otobong Nkanga ha risposto esercitando la propria distanza dalla vicenda, iniziando ad immaginare come potesse essere andata da un punto di vista non-umano. “Immagina d’essere una particella”, mi ha detto la prima volta che abbiamo parlato del progetto a Pompei. Come si immagina un resoconto dell’eruzione del 79 d.C. dal punto di vista di una singola particella di materia? L’esplosione sarebbe stata rilevante ai fini della sua esistenza quanto lo è stata per quella degli umani? L’artista ha in mente una particella la cui vita non si è conclusa con l’evento che per gli esseri umani si è rivelato mortale: nel suo caso il frammento di materia ha soltanto mutato la sua condizione e il suo rapporto con l’ambiente circostante. Ha dato avvio a svariati nuovi capitoli nella sua esistenza, che forse permangono ancora oggi e sono addirittura anteriori all’epoca della città romana.
Ora immagina di essere una particella. Immagina di planare sulla pelle di una donna appena uscita dai bagni termali di Pompei e poi di venir spazzata via nel vento. Osserva come questa particella, poche ore prima dell’eruzione, precipita al suolo e viene trasportata dai cavalli al galoppo verso il porto, per poi aggrapparsi alle piume di un gabbiano in cerca di pesci lungo le rive del mare; mentre l’uccello si libra sulla superficie delle acque, la particella sprofonda negli abissi, dove giace per qualche ora. Finché il fondale comincia a tremare e i primi stadi dell’eruzione segnano il suo primo mutamento. Per via del calore essa cessa di essere una e si fonde con ciò che la circonda, mentre la città di Pompei si vela di ceneri e pomici. Immagina adesso le esplosioni successive che polverizzano la particella in innumerevoli frammenti, ognuno pronto a imboccare una strada diversa, a restare nei dintorni o a raggiungere gli angoli più remoti del cosmo. Uno di questi frammenti evapora, a causa dell’aumento nella temperatura delle acque, e ritorna verso la terraferma nei pressi di Pompei, sotto forma di una nebbia che avvolge la costa, per poi mescolarsi al suolo fertile che la lava si è lasciata alle spalle. Molti secoli più tardi la progenie di quella particella partecipa alla vita di un olivo, che si erge solido sulle colline fra Pompei ed Ercolano e contempla i primi scavi che hanno inizio sotto il Regno di Napoli per volere della dinastia spagnola dei Borboni. Ora immagina le discendenti di quella particella originaria, e osservale viaggiare dall’altra parte del mondo sui numerosi e preziosi oggetti rinvenuti a Pompei che l’imperatrice Teresa Cristina delle Due Sicilie portò con sé quando sposò Pietro II del Brasile, nel 1843. Queste particelle sono probabilmente rimaste in silenzio nel Museo Nazionale di Rio de Janeiro fino al 2018, quando un violento incendio ha distrutto la quasi totalità della collezione, tra cui molti pezzi sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio. Anche stavolta le particelle non si sono estinte, ma presumibilmente si sono trasformate in qualcosa di simile al carbonio, riavvicinandosi così alle loro antenate, che quasi certamente erano fatte della stessa materia di cui sono fatte le stelle.
Questi esercizi immaginativi potrebbero proseguire all’infinito e denotano la metodologia artistica usata da Otobong Nkanga, che traduce il pensiero interconnesso in incredibili progetti artistici e opere d’arte. Il suo contributo digitale consiste in alcuni disegni che rappresentano i viaggi di queste particelle ed in alcuni dettagli di un arazzo in quattro parti dal titolo Unearthed (Abyss, Midnight, Twilight, Sunlight), creati nell’ambito della sua recente mostra personale alla Kunsthaus di Bregenz, in Austria. Nei frammenti scelti i fili colorati dell’ordito rivelano una stratificazione volta a rappresentare la complessità della terra, rendendo visibile la sedimentazione, l’estrattivismo, il particolato atmosferico e altre forme che descrivono il rapporto d’interdipendenza degli umani con la terra. Ogni colore, e la loro giustapposizione, esprimono l’intreccio di particelle che produce ciò che vediamo e che discerniamo in vivente e non vivente: la barriera corallina, il fondale marino, il suolo, la vegetazione, le rocce e altro ancora. L’arazzo diventa quindi il modo per portare alla luce la complessità ed espandere il modo in cui gli ambienti in cui viviamo vengono intesi e interpretati, soprattutto in relazione alla crisi climatica che ci troviamo ad affrontare. Questi disegni e dettagli tessili sono affiancati da una serie di poesie inizialmente composte dall’artista come parte di Carved to Flow, un progetto socialmente impegnato di lungo termine di Nkanga, che ruota attorno alla produzione di sapone e alla collaborazione con moltissimi soggetti. L’artista ha scritto queste poesie in accompagnamento ad ogni scatoletta del sapone 08 Black Stone, risultato di “geografie interconnesse, storie economiche e grovigli affettivi che informano la creazione di prodotti usati quotidianamente”.1 Il sapone, in quanto oggetto posto a stretto contatto del corpo, diventa promemoria del nostro rapporto con gli svariati materiali, particelle e oli che ogni giorno, tramite un contatto intimo, ci congiungono a miriadi di altre vite e non vite.
“La vita è soltanto un attimo nel più ampio e dinamico dispiegarsi della Non-vita”2 scrive Elizabeth Povinelli per mettere l’accento sull’attuale urgenza di ricongiungerci alla ‘cosiddetta’ Non-vita. L’esercizio di Nkanga getta nuova luce sull’eruzione del Vesuvio e i suoi effetti su Pompei, ripensandola come un semplice episodio nel più importante viaggio di una particella e della sua progenie. ML


1 La descrizione proviene dal sito web ufficiale del progetto. Per maggiori informazioni: http://www.carvedtoflow.com/

2 Elizabeth A. Povinelli, Geontologies. A Requiem to Late Liberalism, Duke University Press, London, 2016. p.176.

Immagina di essere una particella è presentato in collaborazione con Kunsthaus Bregenz (Austria) e TextielLab al TextielMuseum in Tilburg (The Netherlands).

Immagine in home: Otobong Nkanga, schizzi su carta, penna a sfera e disegno digitale, 2022. Courtesy l’Artista

Otobong Nkanga (Kano, Nigeria, 1974, attualmente vive e lavora ad Anversa, Belgio) è considerata una delle artiste più interessanti del panorama contemporaneo. Ha studiato presso l’Università Obafemi Awolowo di Ile-Ife, in Nigeria, l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, la Rijksakademie van beeldendekunsten di Amsterdam, DasArts Amsterdam ed è stata premiata con una residenza al DAAD di Berlino. Nel 2015 le è stato assegnato l’8° Yanghyun Art Prize e nel 2017 il Belgian Art Prize. Il progetto di Nkanga Carved to Flow, è stato presentato lo stesso anno a documenta 14, Kassel – Atene.  Nel 2019 l’artista ha ricevuto una Menzione Speciale alla 58a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia; le è stato assegnato il Premio per la migliore installazione permanente alla 14 Biennale di Sharjah (con Emeka Ogboh); ha vinto il prestigioso Peter-Weiss-Preis ed è stata inoltre insignita del Flemish Cultural Award for Visual Arts – Ultima. Sempre nel 2019 l’artista è stata la prima destinataria del Lise Wilhelmsen Art Award Programme e nell’autunno del 2020 ha presentato la personale Uncertain Where the Next Wind Blows all’Henie Onstad Kunstsenter di Høvikodden, Norvegia. Le sue mostre personali più recenti si sono svolte presso: Centre d’art contemporain di Villa Arson, Nizza, Francia (2022); Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli–Torino, Italia (2021-2022); Kunsthaus Bregenz, Austria (2021-2022); Middlesbrough Institute of Modern Art (MIMA), Regno Unito (2020-2021); Zeitz Mocaa, Cape Town, Sud Africa (2019-2020); e Tate St. Ives, Regno Unito (2019-2020). I suoi lavori sono presenti nelle collezioni di numerose istituzioni internazionali tra cui: Centre Pompidou, Parigi; Tate Modern, Londra; Stedelijk Museum, Amsterdam; Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli–Torino.

Matteo Lucchetti è curatore, storico dell’arte e scrittore. È co-fondatore del progetto Orchestre delle Trasformazione, agenzia curatoriale che promuove nuovi immaginari artistici per l’agenda 2030, mentre dal 2011 cura, con Judith Wielander, Visible, progetto di ricerca e sostegno alle pratiche artistiche socialmente impegnate in un contesto globale, di Fondazione Pistoletto e Fondazione Zegna. Ha lavorato come curatore delle mostre e del public program al BAK di Utrecht nel 2017–2018, ed è stato curatore della 16ma Quadriennale di Roma. Tra i progetti curatoriali più recenti: Marzia Migliora. Lo spettro di Malthus, MA*GA, Gallarate; Sammy Baloji. Other Tales, Lunds Konsthall e Kunsthal Aarhus, 2020; Marinella Senatore: Piazza Universale. Social Stages, Queens Museum, New York, 2017; De Rerum Rurale, 16a Quadriennale di Roma, 2016; Don’t Embarrass the Bureau, Lunds Konsthall, 2014; Enacting Populism, Kadist Art Foundation, Parigi, 2012. È stato curatore in residenza presso Para Site (Hong Kong), Kadist Art Foundation (Parigi) e AIR (Anversa). È membro di facoltà dell’Accademia Unidee, Biella. È visiting professor all’HISK, Gent; Piet Zwart Institute, Rotterdam; Sint Lucas Antwerpen, Anversa e Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Suoi contributi critici sono apparsi su Mousse Magazine, Manifesta Journal e Art Agenda. Lucchetti vive e lavora tra Bruxelles e Roma.

Pompeii Commitment

Otobong Nkanga, con Matteo Lucchetti. Immagina di essere una particella

Commitments 42 07•04•2022

Asop, aswop, swop, slop
I pick you up
for you to slip away
again and again leaving

Déjà vu

The chains are formed
linking stubborn bubbles
of isolated worlds
will it stain or purge
these aging cells

Future

Rub me once, let me foam
to nourish your cracks
rub me twice, let me kiss
your skin with softness

Act of love

Charred, so I had to breathe
in the absence of oxygen
scarred, so I had to leave
these lands of bare ash residues
fleeing, breathing

Exhale

Eight meet in a melting pot
fifty five degrees perfect hot
sign a pact to form a solid block
bound by lye and blood

Mould

I dreamt of you early in the morning
early in the morning
early after mourning
I dreamt of you
slightly foaming
lightly with a smell

Last year June

Part, parts, parted
particles slowly breaking
to hit another with an impact
merging encore

Breakdown

On your skin I roam
Moistening every crust
formed by dust
back to the soil
Broken we start again

Broken

Let me linger
in your pore
Let me linger
a little more

Linger

My fate is in your hands

Time