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© Pompeii Commitment. Archaeological Matters, un progetto del Parco Archeologico di Pompei, 2020. Project partner: MiC.
Tutte le immagini d’archivio o realizzate al Parco Archeologico di Pompei sono utilizzate su concessione di MiC-Ministero della Cultura-Parco Archeologico di Pompei. È vietata la duplicazione o riproduzione con qualsiasi mezzo.

Live at Pompeii

Digital Fellowship    02•07•2026

Pompeii Commitment

Live at Pompeii

Digital Fellowship 02•07•2026

Live at Pompeii

Live at Pompeii nasce nell’ambito di un ciclo di insegnamenti del Politecnico di Milano che, nel corso degli ultimi anni, si sono misurati con le città antiche di Pompei, Paestum ed Ercolano con l’obiettivo di interrogare, attraverso gli strumenti della progettazione architettonica, il rapporto tra rovine e città contemporanea. Nel caso di Pompei il tema assume una particolare centralità: non solo perché la città antica rappresenta uno dei siti più complessi e visitati al mondo, ma soprattutto in quanto il suo perimetro coincide, oggi più che mai, con una soglia instabile, dove il confine tra spazio archeologico e territorio abitato si fa poroso e continuamente negoziabile.

Sepolta nel 79 d.C. e progressivamente restituita alla luce nel corso degli ultimi tre secoli, Pompei vive oggi una nuova forma di esistenza: ogni giorno decine di migliaia di persone la attraversano, la attivano, ne ridefiniscono i ritmi, restituendo alla città antica una condizione che, pur radicalmente diversa da quella originaria, la riconsegna a una vita a tutti gli effetti contemporanea.

È innanzitutto la nozione di soglia a costituire il campo di indagine di Live at Pompeii (a.a. 2025-26). Le ricerche degli studenti del Politecnico hanno preso avvio da una considerazione di fondo: Pompei non costituisce un corpo separato dal suo contesto, ma un organismo che continua materialmente a dipendere dal territorio che la circonda. Strade, ferrovie, servizi, reti idriche ed elettriche: ciò che rende possibile la vita del Parco si dispiega all’esterno di esso, nella complessa trama urbana e territoriale dell’area vesuviana. Al tempo stesso, però, la presenza della città antica esercita sul presente una forza di attrazione così intensa da condizionare in profondità l’immaginario, l’economia e le trasformazioni dell’ambiente circostante. In questa tensione reciproca, la distinzione tra interno ed esterno appare in tutta la sua natura apparente e convenzionale: i due sistemi, in realtà, si implicano e si ridefiniscono a vicenda continuamente.

Da questa tensione nasce una domanda fondamentale: è possibile (ri)pensare il confine tra città antica e città contemporanea come campo attivo di relazioni? In questa prospettiva, i limiti spaziali del Parco Archeologico non si pongono come mero confine amministrativo o come cesura fisica, ma piuttosto come zona di contatto e di scambio, dove le diverse vite e temporalità che abitano Pompei possono sovrapporsi e convivere. Il confine diventa così luogo operativo: un campo in cui misurare la possibile convivenza tra conservazione e fruizione, tra accessibilità e tutela, tra permanenza e trasformazione.

I quattordici progetti sviluppati dagli studenti del Politecnico e qui raccolti insieme si misurano con altrettante sezioni del perimetro di Pompei, concepite come occasioni per elaborare ipotesi differenti a livello di scala, funzione e gradi di realtà. Alcune proposte sono apertamente speculative, e si spingono verso scenari quasi utopici. Altre si misurano invece con temi già presenti nella vita quotidiana del Parco: l’accoglienza, la mobilità, i margini infrastrutturali, i dispositivi di servizio, la relazione con il paesaggio, la possibilità di ridefinire spazi di lavoro e di sosta capaci di restituire la complessità di un ecosistema culturale e produttivo.

In ciascuno dei quattordici lavori, l’attività di progettazione non interviene su Pompei come su un oggetto inerte, ma come su un contesto vivo, stratificato, attraversato da funzioni diverse e da tempi non coincidenti. In questo senso, i progetti assumono come ipotesi preliminare di lavoro l’idea che gli interventi lungo perimetro possano corrispondere a una trasformazione della città antica nel suo complesso: un ambiente che, nel misurarsi con le esigenze del presente, sembra tornare a interrogarsi sulle proprie possibilità di uso, relazione e apertura.

Le rovine archeologiche, in questa prospettiva, non sono solo ciò che resta di una città perduta. Al contrario, queste si pongono come dispositivo conoscitivo, attraverso cui misurare la distanza tra ciò che è stato, ciò che è e ciò che potrebbe ancora esistere. La loro presenza invita a confrontarsi con una materia che continua a porre domande. Muovendo da questo assunto, ciascun progetto interpreta, seleziona, mette in relazione, assumendo la responsabilità di trasformare senza cancellare. Quello archeologico, d’altro canto, rappresenta un contesto eccezionale proprio alla luce della sua capacità di rendere evidente una condizione che appartiene, in realtà, a qualsiasi luogo abitato dall’uomo: quella di trovarsi costantemente in una posizione di equilibrio provvisorio tra eredità dal passato e progettazione del futuro.

Il rimando a Live at Pompeii, la performance del 1972 dei Pink Floyd all’interno dell’anfiteatro della città, si pone in questo senso come un’aperta dichiarazione d’intenti. Non si tratta di un semplice omaggio a un episodio entrato ormai nell’immaginario del sito, ma del richiamo a un gesto che, attraverso un linguaggio diverso, ha tentato di scardinare qualsiasi distanza contemplativa, stabilendo un contatto con il passato per mezzo di un’azione attiva e situata, capace di abitare un luogo.

Nella convinzione che Pompei, oggi più che mai, possa essere pensata come uno spazio di contatto, in cui costruire nuove forme di prossimità, il lavoro del Politecnico non propone risposte definitive, ma una serie di strumenti per un’indagine ancora aperta: modelli, piante, dispositivi visivi. A partire da questi materiali, Live at Pompeii invita a guardare i confini del Parco Archeologico come un campo attivo di possibilità: una soglia capace ancora di essere messa in discussione.

Paolo Carpi, Andrea Tartaglia, con Filippo Bernardini, Davide Cerati, Silvio Lussana (Politecnico di Milano) – Giorgio Motisi (Parco Archeologico di Pompei)


Clicca sulle aree colorate per visualizzare i singoli progetti

Progetti sviluppati all’interno del Thematic Studio, Laurea in Architettura, Ambiente Costruito e Interni, Politecnico di Milano
Fotografie di Emre Durgut

Group 1.
Ingresso Anfiteatro

Il progetto per il nuovo ingresso dell’Anfiteatro immagina una soglia radicalmente alternativa a quella attuale. Il percorso si sviluppa anche attraverso l’area della necropoli di Porta Nocera, lungo la quale trova posto un nuovo spazio espositivo pensato per accogliere alcuni calchi delle vittime pompeiane. Più che un semplice dispositivo di accesso, il progetto concepisce l’ingresso come un’esperienza di attraversamento graduale: una sequenza capace di trasformare il passaggio all’interno del sito in un momento di consapevolezza, costruendo una relazione più complessa e meditata con la città antica.

Coskun Hatice Irem, Aybek Ecemnur, Ocguder Deniz Emir

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Group 2.
Cimitero

Il progetto del Cimitero propone una risposta insieme poetica e cinica alla possibilità di estendere oltre il presente il dialogo con Pompei. Due muri di loculi si ergono nel paesaggio agreste, evocando per astrazione la presenza delle mura antiche. Il progetto mette in scena la continuità tra epoche remote e presente: uno spazio in cui la morte diventa elemento radicale di uguaglianza, accostando destini lontanissimi nel tempo entro una medesima geografia della memoria.

Longo Enrico, Pagliarulo Lorenza, Nalamati Nachiket Nagabhushanam

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Group 3.
Memoriale

Una sequenza di spazi sotterranei ricavati in prossimità della Villa di Cicerone offre l’occasione per confrontarsi con la memoria dell’eruzione del 79 d.C. Il Memoriale si configura come una macchina visiva e spaziale che restituisce centralità alla presenza del Vesuvio: elemento paesaggistico costante e insieme matrice storica dell’evento che ha determinato il destino di Pompei. Attraverso luce, compressione e attraversamento, il progetto mira a restituire un’esperienza immersiva di sospensione e riflessione.

Ravasio Sara, Viganò Marta, Souti Vasiliki

Group 4.
Wine House

Un percorso lineare prende avvio nel tessuto urbano della Pompei contemporanea e attraversa una sequenza di spazi dedicati all’invecchiamento, all’imbottigliamento alla degustazione e alla vendita del vino prodotto nel territorio pompeiano. Dopo aver attraversato un giardino e un lungo tunnel, il tracciato emerge infine nell’area di Porta Nola. Il progetto intreccia dimensione produttiva e rituale, evocando il ruolo che il vino occupava nella vita sociale e simbolica del mondo antico e restituendo, attraverso l’architettura, una possibile continuità tra pratiche contemporanee e memoria.

Nagel Ido Menahem, Huang Jiadi, Huang Jiarong

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Group 5.
Lab Park

Un edificio addossato alle mura, non distante da Porta Stabia, ospita ambienti con varie funzioni per il personale del Parco (uffici, depositi, laboratori) e si propone al tempo stesso come ingresso a una nuova area verde aperta alla città contemporanea, collocata in una zona del sito ancora non scavata. Il progetto ragiona sulla possibilità di rendere accessibile ciò che oggi si presenta come margine, trasformando una fascia di separazione in uno spazio di uso condiviso e di relazione tra ricerca, manutenzione e vita pubblica.

Chen Lubing, Kerridge Luke, De Leon Reyes Damaris Melisa

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Group 6.
Wine Factory

Una cantina vinicola, edificio dalla funzione dichiaratamente produttiva, stabilisce attraverso un sistema di allineamenti essenziali una relazione tra paesaggio, aree coltivate e sito archeologico. Il progetto si misura con una pratica centrale già per l’economia dell’antica Pompei e che ancora oggi appartiene alla vita del Parco, dove attività di produzione vinicola vengono condotte in collaborazione con realtà del territorio. La cantina diventa così non solo infrastruttura produttiva, ma dispositivo capace di rendere visibile la continuità tra coltivazione, paesaggio e memoria storica.

Reit Ana-Olivia, Bemani Roza, Julian Maurice Kusters

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Group 7.
Residenze per studiosi e archeologi

Un edificio attualmente incompiuto, situato al confine tra la Pompei contemporanea e alcune aree non scavate della città antica, viene immaginato come punto di partenza per una guest house per archeologi e studiosi. Accanto agli spazi destinati al lavoro e alla ricerca, una grande terrazza e una serie di ambienti comuni si offrono come luoghi pubblici e d’incontro. Il progetto riflette sul tema dell’abitare temporaneo come forma di presidio e di relazione attiva con il territorio.

Raimondi Margherita, Xiao Xueqi, Liudvinavicius Tadas

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Group 8.
Porta Ercolano

Un portico lungo e sottile ristabilisce una continuità tra l’area di Porta Ercolano e il paesaggio vesuviano, offrendosi al tempo stesso come nuovo possibile accesso al Parco Archeologico. Più che segnare un limite, il progetto costruisce una soglia abitabile, capace di mettere in dialogo architettura e natura, città e campagna. La traiettoria lineare del portico accompagna lo sguardo e il movimento, trasformando l’accesso in una esperienza di progressiva immersione dentro l’ecosistema pompeiano.

Bastidas Meza Nicole Estefania, Cao Mai, Wan Jiahe

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Group 9.
Residenza per artisti + Museo Pompeii Commitment

Due aree poste ai confini del sito, agli estremi dell’antico asse viario che connette Porta Stabia e Porta Vesuvio, accolgono una struttura pensata come residenza per artisti e un ipotetico museo, destinato a ospitare le collezioni di arte contemporanea del Parco. A collegarle vi è un attraversamento della città antica: un tragitto che trasforma il cammino stesso in pratica di relazione, mettendo in dialogo lavoro creativo e spazio archeologico. Il progetto immagina Pompei come luogo da percorrere e abitare, in cui la produzione artistica possa misurarsi direttamente con la complessità del sito.

Carvalho Mathias Gabriela, Ma Weiwei, Xue Yinong


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Group 10.
Complesso termale

Collocato in prossimità della zona della Palestra Grande e dell’Anfiteatro, non distante dal Santuario della Beata Vergine della città moderna, il progetto per un nuovo Complesso termale si confronta con una delle tipologie architettoniche più significative della città romana. Nell’antica Pompei, le terme erano luoghi d’igiene ma anche spazi fondamentali di socialità, incontro e costruzione della vita collettiva. Il progetto rilegge liberamente questa tradizione, misurandosi con gli esempi architettonici conservati nel sito e proponendo una nuova architettura, capace di ridefinire il confine tra città antica e contemporanea attraverso il tema del benessere condiviso.

Sandra Gopan, Carranza Hernandez Militza, Paul Rothschopf

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Group 11.
Piazza Esedra (Grande Quadrato)

Una grande struttura di forma quadrata tenta di dare una risposta alle sfide connesse all’accoglienza dei visitatori: un centro logistico monumentale che concentra accessi, orientamento e servizi. La proposta progettuale, volutamente radicale per dimensioni e impatto visivo, pone l’accento sulla complessità della gestione dei flussi che attraversano quotidianamente Pompei, trasformando un’esigenza di carattere infrastrutturale in una occasione di riflessione critica sul rapporto tra urbanistica e dispositivi di ospitalità e gestione dei flussi turistici.

Degan Marcos, Deng Jiexuan, Carlo Albeggiani

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Group 12.
Uffici del Parco Archeologico

Un edificio triangolare progettato per gli uffici del Parco, collocato in prossimità dell’area dei teatri, proietta la sequenza delle forme degli edifici antichi – il teatro semicircolare, l’attiguo quadriportico rettangolare – verso la trama articolata del territorio moderno, con lo sfondo panoramico dei Monti Lattari. Il progetto interpreta l’edificio amministrativo non come semplice contenitore funzionale, ma come spazio di mediazione geometrica e simbolica.

Sun Yingyi, Rasouli Mina

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Group 13.
Area Ristoro

Nei pressi di Porta Ercolano, in dialogo con le rovine di alcune abitazioni antiche, due volumi semplici e identici, leggermente ruotati per assecondare le geometrie non ortogonali del tessuto romano, accolgono un bar e un ristorante. Il progetto si configura al contempo come dispositivo di mediazione tra paesaggio urbano e territorio retrostante, costruendo uno spazio in cui la sosta diventa occasione di osservazione e confronto.

Hoda Rowan, Pascarella Margherita, Mohamed Ibrahim Abdalla

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Group 14.
Laboratori e depositi

Nel terrapieno appena fuori delle mura settentrionali della città antica, un edificio parzialmente incassato nel terreno accoglie laboratori di restauro e depositi, oggi disseminati all’interno del sito. Il progetto affronta una questione spesso invisibile per il pubblico ma di assoluto rilievo per il Parco: la necessità costante di munirsi di infrastrutture efficienti, senza gravare troppo sugli spazi della città antica e, al contempo, senza allontanarsene. Concentrando i servizi in una struttura accessibile e integrata nel paesaggio, la proposta riflette un tentativo di convivenza tra necessità di tutela e istanze di ricerca e approfondimento. 

Bianchi Matteo, Guerci Allegra, Cozzio Lea

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