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© Pompeii Commitment. Archaeological Matters, un progetto del Parco Archeologico di Pompei, 2020. Project partner: MiC.
Tutte le immagini d’archivio o realizzate al Parco Archeologico di Pompei sono utilizzate su concessione di MiC-Ministero della Cultura-Parco Archeologico di Pompei. È vietata la duplicazione o riproduzione con qualsiasi mezzo.

Cooking Sections.
Oystering Room (an adaptation)

Pompeii Commitments 25    29•07•2021

1–5. Immagini e testo:

Cooking Sections
CLIMAVORE Builds – Waste Shell Terrazzo, 2020-in corso
Isola di Skye, Scozia
Squadra di produzione: Ewan Thomson
Courtesy gli Artisti
Photo CLIMAVORE

6. Testo:

Cooking Sections
Oystering Room, 2020
adattamento testuale dell’opera presentata alla 12a Biennale di Taipei 2020
Courtesy gli Artisti

Il lavoro di Cooking Sections (Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe) sfugge alle definizioni tradizionali di Arte e si muove fluidamente attraverso molteplici discipline tra cui il design, l’architettura, l’ecologia e la geopolitica. In passato si sono a volte definiti spatial practitioners piuttosto che artisti, termine che sottolinea la natura interdisciplinare del loro approccio artistico, mosso dal loro profondo interesse per lo studio e l’interazione con manifestazioni sia fisiche che smaterializzate dei sistemi che organizzano il mondo a livello di relazioni geografiche, economiche e socio-culturali, in particolare attraverso la lente della produzione e del consumo alimentare. Lavorando con e attraverso scenari reali e speculativi del passato, del presente e del futuro, Cooking Sections ci chiedono di ripensare all’etica e all’economia del consumo alimentare. Uno dei loro progetti più significativi in ​​questo senso è CLIMAVORE, un’indagine attualmente in corso su come nutrirsi alla luce del cambiamento climatico provocato dagli umani. Nato nel 2015, CLIMAVORE si sviluppa come una serie di iterazioni site-responsive che vengono avviate autonomamente o commissionate da istituzioni culturali. Tra le sue prime attività vi è una serie di cene allestite su tavoli di compensato sospesi dal soffitto, intagliati a mano per mappare le migliaia di doline che sono apparse con crescente frequenza sulla costa del Mar Morto dai primi anni 2000. Queste doline sono il risultato dello sbarramento del fiume Giordano e del suo utilizzo per la coltivazione di datteri ad alta intensità d’acqua – in gran parte da parte di comunità negli insediamenti israeliani – così come degli estesi bacini di evaporazione sulla parte meridionale del Mar Morto creati dall’Israel Dead Sea Works e dalla società giordana Arab Potash Company per estrarre sali minerali dall’acqua che vengono poi utilizzati come fertilizzante in tutto il mondo. L’estrazione di potassio consente l’iper-fertilità che consente alle colture di crescere in luoghi e stagioni in cui non sarebbero altrimenti presenti, sospendendo di fatto i cicli stagionali naturali.
Condotto da Cooking Sections, negli ultimi anni CLIMAVORE si è formalizzato in maniera collaborativa come Community Interest Company con sede nell’Isola di Skye, in Scozia, dove si trova la CLIMAVORE Station che funge da hub internazionale per tutte le attività, che attualmente si concentrano sulla “stagione degli oceani inquinati”. La visione di CLIMAVORE Station è nata dal progetto On Tidal Zones (2016-in corso) di Cooking Sections, che riconosce il ruolo cruciale delle alghe e dei bivalvi come filtratori che aiutano a mantenere ecosistemi intertidali robusti e sani. Ostriche, capesante, vongole, cannolicchi, cozze, alghe, lattuga di mare, dulse puliscono l’acqua respirando. Come riportato sul sito CLIMAVORE, “una cozza è in grado di filtrare fino a 25 litri di acqua al giorno e una singola ostrica fino a 120 litri. Tutti forniscono un’incredibile fonte di proteine ​​di facile accesso senza la necessità di irrigazione, farmaci o fertilizzanti”. Ambientato nella zona intertidale di Bayfield, On Tidal Zones esplora e reagisce all’impatto ambientale dell’acquacoltura intensiva di salmone nell’Isola di Skye. Ogni giorno con l’alta marea, l’installazione funziona come un tavolo multispecie sottomarino, abitato da bivalvi filtratori/dà-shligich e alghe/feamainn. Con la bassa marea, l’installazione emerge dal mare e funziona come un tavolo da pranzo per umani, attivato da Cooking Sections in collaborazione con chef locali, residenti, politici e ricercatori. Il progetto collabora con i ristoranti locali di Skye e Raasay per rimuovere il salmone d’allevamento dal loro menu e incorporare invece i piatti CLIMAVORE – un precedente anche per la rimozione permanente del salmone dal menu di tutti i ristoranti della Tate di Londra, Liverpool e St Ives come elemento fondamentale della mostra personale di Cooking Sections alla Tate Britain nel 2020-21.
In risposta all’invito editoriale di Pompeii Commitment, Cooking Sections condividono immagini – all’apparenza simili a reperti archeologici – e una serie di note che documentano la realizzazione dello shell terrazzo (“graniglia di conchiglie”), un materiale da costruzione innovativo che gli artisti stanno sviluppando a Skye come parte di CLIMAVORE. Questi materiali sono accompagnati da un adattamento testuale dell’installazione Oystering Room composta da conchiglie taiwanesi scartate per “reimmaginare la materialità porosa di altri futuri dell’acqua”, presentata alla 12a Biennale di Taipei 2020, a cura di Bruno Latour e Martin Guinard . Dagli anni ’90, le regioni costiere sud-occidentali di Taiwan stanno affondando di quasi 10cm all’anno. Di fronte a un’acquacoltura intensiva che fa sprofondare intere regioni, Cooking Sections invitano a riflettere su una possibile transizione dai territori dipendenti dall’estrazione. Oystering Room mostra un’applicazione dello shell terrazzo per produrre piastrelle e sedie, in questo caso sviluppandolo attraverso una rivisitazione della secolare tecnica locale san ho tu – una pasta legante che mescola gusci di ostriche, riso glutinoso e zucchero di maltosio senza cemento – creata da Cooking Sections in stretta collaborazione con un gruppo di esperti taiwanesi di ecologia costiera, scienza dei materiali, artigianato e patrimonio architettonico.
Poiché l’emergenza climatica continua a peggiorare e le popolazioni e gli ecosistemi si trovano in grande pericolo, Cooking Sections ci riportano a osservare l’interdipendenza tra le infrastrutture umane e il mondo naturale. Il loro lavoro riconosce l’urgenza di accompagnare l’elaborazione di politiche internazionali e l’attivismo su larga scala con metodologie accessibili e con impatto rigenerativo che possano consentire a tutti i cittadini di capire come si possa ottenere cambiamenti attraverso il proprio agire quotidiano all’interno delle complessità dell’attuale crisi ambientale. SB

Immagine in home page: Cooking Sections, CLIMAVORE Builds – Waste Shell Terrazzo, 2020-in corso. Courtesy gli Artisti

Cooking Sections esaminano i sistemi che organizzano il mondo attraverso il cibo. Usando installazioni site-responsive, performance e video, esplorano confini che si sovrappongono tra arte, architettura, ecologia e geopolitica. Fondata a Londra nel 2013 da Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe, la loro pratica utilizza il cibo come lente e strumento per osservare i paesaggi in trasformazione. Dal 2015, hanno lavorato a numerose iterazioni del progetto a lungo termine CLIMAVORE, esplorando come nutrirsi nelle fasi di cambiamento climatico. Nel 2016 hanno aperto The Empire Remains Shop, una piattaforma per speculare in modo critico sulle implicazioni della vendita dei resti dell’Impero Britannico oggi. Il loro primo libro sul progetto è stato pubblicato da Columbia Books on Architecture and the City. Il loro lavoro è stato esposto a Tate Britain; Serpentine Galleries; SALT Beyoğlu, Istanbul; 12a Biennale di Taipei; 58a Biennale di Venezia; il Padiglione degli Stati Uniti alla Biennale di Architettura di Venezia 2014; 13a Biennale di Shanghai; Triennale di arte pubblica di Los Angeles 2019; Triennale di Architettura di Sharjah 2019 e XIII Biennale di Sharjah; Performa17, New York; Manifesta12, Palermo; Lafayette Anticipations, Parigi; Arthur Ross Architecture Gallery, Columbia University New York; Grand Union; Atlas Arts, Skye; Storefront for Art & Architecture New York; New Geographies; e HKW tra gli altri. Sono stati residenti al Headlands Center for the Arts, California; e The Politics of Food alla Delfina Foundation, Londra. Fanno parte del British Art Show 9. Dirigono un’unità di studio al Royal College of Art di Londra e sono professori ospiti all’Accademia di Belle Arti di Monaco. Cooking Sections sono stati nominati per il Turner Prize 2021. Hanno ricevuto il Premio Speciale al Future Generation Art Prize 2019 e sono stati nominati per il Visible Award per le pratiche socialmente impegnate. Fernández Pascual ha ricevuto l’Harvard GSD Wheelwright Prize per Being Shellfish 2020. Il loro ultimo libro Salmon: A Red Herring è pubblicato da isolarii (2020) in occasione dell’omonima mostra Art Now alla Tate Britain.

Pompeii Commitment

Cooking Sections.
Oystering Room (an adaptation)

Pompeii Commitments 25 29•07•2021

CLIMAVORE porta avanti una lunga tradizione di metodi costruttivi basati su materiali costieri. Grazie a quanto appreso da esperimenti condotti a Taiwan seguendo la tecnica tradizionale di mescolare ostriche, maltosio e riso colloso, nonché da esempi storici in Scozia, CLIMAVORE sta mettendo a punto un composto simile adattato all’Isola di Skye. Il primo passo è stato quello di raccogliere conchiglie marine scartate dai ristoranti locali.

Da millenni gli ambienti costieri forniscono materiali utili per la costruzione di strade, fondamenta, pavimenti, pareti e tetti. CLIMAVORE svolge ricerche e sviluppa le potenzialità degli scarti alimentari locali di diventare materiale per il settore edilizio di Skye e non solo. I mitili e le ostriche si comportano in modo differente a seguito della loro diversa composizione chimica. Possono infatti diventare agenti aggreganti o leganti a seconda delle loro proprietà.

Da secoli le conchiglie scartate sono utilizzate al posto del cemento. Quando vengono cotte a fuoco lento, hanno bisogno di meno energia per produrre calce di conchiglia.

Gli avanzi dei pasti locali sono incapsulati in nuove forme. Essi verranno utilizzati nelle stanze del futuro.

Oystering Room

 

L’acqua spinge verso l’alto.

Sostiene il suolo ed ha un effetto stabilizzante. Ma se l’acqua viene estratta e non viene sostituita, la terra sprofonda.

Sprofonda sempre di più.

Più si mescola con l’acqua salata, più aumenta la salinità del terreno.

Più l’acqua sale, più terra diventa mare.

Più liquido esce dal terreno, più abitazioni finiscono interrate.

Non sorprende pertanto che la subsidenza delle terre costiere sia l’effetto dell’eccessivo pompaggio delle falde acquifere; si tratta di un fenomeno mondiale, da Jakarta a New Orleans. Tuttavia, è particolarmente comune negli allevamenti di pesci e gamberetti in tutta la Thailandia e nelle Filippine. A Taiwan, il terreno sprofonda a una velocità che raggiunge punte massime di 6,7 cm/anno.[1] In altri luoghi, si ritiene che il terreno scenda di circa 8 cm/anno. La Contea di Yunlin è una delle aree più colpite negli ultimi decenni [2].

Parlando con alcuni giovani allevatori di pesci nell’infinita successione di peschiere che modellano le coste di Pingtung, Taiwan, abbiamo saputo delle diverse transizioni vissute dalle loro famiglie e da altri abitanti della regione. Cercano di soddisfare la domanda di mercato, le aspettative dei clienti e di mantenere i margini di profitto. La stessa cosa fa la loro terra; lottano per restare a galla.

Quando negli anni ’70 è aumentata la richiesta di banane, le risaie si sono trasformate in piantagioni fino a quando le banane non sono state più redditizie e i bananeti sono diventati allevamenti, questa volta per le anguille.

Quando in Giappone anche la domanda di anguille è diminuita, sono state sostituite dai gamberetti che però hanno cominciato a scolorirsi troppo, così si è passati agli allevamenti di pesci. Ma quando l’acqua salata penetra nel terreno e la salinità inizia ad aumentare, non è più possibile tornare alla coltivazione del riso.[3]

A partire dagli anni Novanta, le regioni delle coste sud-occidentali di Taiwan hanno iniziato a sprofondare a un tasso esponenziale.

Con il persistere del pompaggio, gli edifici continuano a perdere i loro pianterreni.

I soggiorni diventano garage,
le porte diventano scale,
i tetti sono al livello della strada,
le finestre finiscono sottoterra.

Nella Contea di Jiadong alcune case si trovano 3 metri sotto il livello del mare.

L’inondazione del 1981 ha raggiunto il primo piano delle abitazioni ma l’acqua non si è più ritirata.

Le strade sono state elevate e l’altezza dei ponti è stata raddoppiata.

Adesso le nuove abitazioni vengono costruite con una rampa di scale che parte dalla strada.

Il settore dell’allevamento di pesci e gamberetti è uno dei principali responsabili del cedimento del terreno, ma altre attività stanno esaurendo anche le falde acquifere. O forse è come sostiene un allevatore di pesci a Taijiang che attribuisce parte della colpa alle varie aziende agricole che stanno impoverendo il terreno, come ci racconta mentre attraversiamo le sue peschiere. Nel giro di poche settimane, i pesci che vi abitano saranno lavorati e trasformati in prodotti per le “boutique del mare” oltreoceano.

Si tratta della fascia alta delle specie allevate come la cernia o la rana pescatrice. Nel corso dei secoli, l’allevamento di questi pesci è diventato efficiente grazie alle diverse potenze imperiali che hanno controllato le risorse dell’isola, dai coloni olandesi che per primi hanno portato la rana pescatrice dall’Indonesia nel Settecento, alle avanzate tecnologie di riproduzione artificiale sviluppate dai giapponesi nella prima metà del Novecento, tra cui un moderno metodo che asporta le lische dalla rana pescatrice in un unico processo.[4]

A Taiwan da decenni il pompaggio dell’acqua per gli allevamenti di pesci e gamberetti non è regolamentato. Affinché le peschiere riescano a sostenere la domanda globale, servono migliaia di chilometri di tubazioni per pompare l’acqua di falda o acqua salata. Su ogni tubazione è scritto il nome del suo proprietario: Sig. Lee, Sig.ra Lin, Sig. Ming… in questo modo è più facile individuare le perdite.

Se si rompe una tubazione interrata sotto numerosi strati di condotte, non resta che aggiungerne un’altra sopra. Per evitare di rendere ancora più intricata la rete delle tubazioni, il piano di recupero regionale lanciato dopo il tifone Morakot del 2009 ha previsto la costruzione di una centrale di distribuzione dell’acqua salata. Il suo direttore ci mostra dall’alto il suo bacino di utenza. Anche se rifornisce 600 orologi idraulici e copre 700 ettari con il suo sistema di distribuzione dell’acqua semplificato, non è chiaro quanti allevatori di pesci continuino a usare le proprie tubazioni casalinghe. Nel frattempo, nuove case lungo la strada collegano l’impianto idrico al territorio comunale: adesso vengono edificate mezzo piano più in alto. Ciononostante, si prevede che tutti i loro pianterreni scompariranno tra non molto. Estrarre acqua da fiumi e torrenti non è più un’opzione per il settore dell’acquacoltura, in quanto le loro acque sono ormai troppo inquinate nelle aree a valle vicino alla costa.[5]

Da quando i container per le spedizioni hanno iniziato a trasportare pesce vivo su lunghe distanze verso la Cina e il Giappone, il pesce d’allevamento è diventato ancora più redditizio. I pesci continuano a ingrassare mentre viaggiano da un oceano all’altro. Alcune persone che lavorano negli allevamenti ci invitano a vedere le catture di cernie e ci spiegano che il loro peso aumenta del 20% grazie a un mix ben calcolato di acqua di mare e acqua dolce prima che arrivino nei mercati oltreoceano.

L’isola sprofonda mentre state leggendo.

I suoi abitanti vivono in media 2 metri più in basso rispetto a cinquant’anni fa. Nelle Contee di Pingtung e Jiadong Counties, una giovane coppia, entrambi allevatori di pesce, ci guidano attraverso il labirinto di peschiere che popolano la regione che sprofonda, anche di 3,2 m in alcune zone. Sono stati costruiti muri alti circa 2 metri per contenere gli allevamenti che sprofondano ed evitare che i pesci finiscano in strada. Questo tentativo di ridurre l’impatto ambientale delle peschiere, ci dicono, non ha dato grandi risultati visto che l’80% degli abitanti di Jiadong continuano ad allevare i pesci con sistemi di tipo estrattivo.

Le numerose iniziative governative non sono riuscite a ridurre l’estrazione dell’acqua, così come non hanno diminuito in maniera significativa lo sfruttamento agricolo e industriale delle falde acquifere. Alcuni hanno sostenuto un Programma di abbandono dell’itticoltura, offrendo pagamenti di indennizzo e formazione professionali agli allevatori che avessero deciso di lasciare per sempre il settore dell’acquacoltura. Tali sforzi hanno portato a risultati trascurabili.[6]

Mentre l’acquacoltura intensiva causa la subsidenza di intere regioni, ci si interroga su come trasformare questi territori che oggi dipendono dal pompaggio.

Passeggiando lungo le zone umide di Chenglong nella Contea di Yunlin, ci raccontano di nuovi tentativi di mettere fine agli allevamenti di una sola specie ittica e di come si potrebbe bilanciare meglio la qualità dell’acqua introducendo alcuni bivalvi nelle peschiere. In particolare, invece di estrarre mediante pompaggio le acque di falda dell’area, si potrebbe aumentare il ricorso all’acqua salata. A ogni modo, questo non risolverebbe il problema dell’infiltrazione dell’acqua salata nella terraferma. Appena diciamo che ci interessa vedere il funzionamento del sistema di policoltura, ci allungano un paio di cesti legati a un galleggiante e ci invitano a toglierci le scarpe, ad arrotolarci i pantaloni al ginocchio. Raggiungiamo la peschiera più vicina per raccogliere le vongole dal fondale sabbioso dell’allevamento multi-specie. Sentire varie creaturine che ti fanno solletico nelle caviglie mentre affondi le dita nel fango è certamente un’esperienza da ricordare.

Le vongole non sono gli unici bivalvi in grado di filtrare l’acqua dell’oceano mentre respirano. Le ostriche, coltivate vicino alla costa, non hanno bisogno del pompaggio di acqua dolce. Sono molto diffuse lungo tutta la costa sud-occidentale di Taiwan.

Cumuli di gusci di ostriche sono portali temporali che giacciono abbandonati lungo le strade delle Contee di Tainan, Yunlin, Chiayi o Pingtung. Sono ciò che resta delle ostriche consumate e, quando sono gettati di nuovo nell’oceano, danno origine ad altre ostriche, che presto verranno consumate.

Questi gusci sono una fonte incredibile di calce alla quale aderiscono le giovani ostriche che a loro volta ne formeranno altra.

Esse costruiscono l’acqua.

Come la nostra pelle con le sue comunità di microbi, i gusci delle ostriche registrano con precisione il loro ambiente.

Mentre filtrano il mare, esse acquisiscono informazioni sull’ossigeno, la salinità e altre sostanze galleggianti. Distillano ciò che ci circonda ed è dentro di noi.

Le ostriche sono riuscite a insinuarsi sotto la pelle della società umana.

Utilizzando le loro branchie per respirare e alimentarsi, le ostriche inalano acqua, selezionando le particelle presenti nella colonna d’acqua. I sottili peli sulle loro branchie spingono queste particelle verso le loro bocche.

Attraverso la loro attività digestiva, le ostriche estraggono elementi come il fango o le alghe dalla colonna d’acqua e li depositano sotto forma di sedimenti, rendendo l’acqua più limpida.

Le ostriche sono le igieniste naturali del mare; sono i nostri filtri dell’acqua più efficaci. Hanno letteralmente cambiato il nostro modo di vedere il mondo.

Attraversando in barca la laguna di Qigu fuori Tainan, passiamo tra pali che sostengono migliaia di filari di ostriche. Sulla stessa imbarcazione ci sono turisti di Taiwan che sembrano incuriositi da questa nuova frontiera sottomarina e che si sorprendono quando vengono a sapere dell’insabbiamento della laguna.

Centinaia di pali per l’allevamento delle ostriche sono adesso abbandonati sulla terra completamente asciutta. Sono testimoni silenziosi di una costa che sta retrocedendo, come si rileva anche da una serie di mappe storiche.[7] La barca prosegue verso il largo, portando il suo equipaggio lontano dalle tracce dell’influenza umana.

Una volta terminato il barbecue di ostriche offerto ai passeggeri, ci dicono che a nessuno era permesso portare le barche al largo fino all’abolizione della legge marziale nel 1986. Le ostriche dovevano essere allevate vicino alla costa. Fu solo dopo la sospensione del controllo militare che le ostriche vennero trasferite in mare aperto in allevamenti galleggianti. Ancora oggi l’uso dello spazio costiero continua ad essere oggetto di contestazioni.

Poiché l’oceano appartiene al governo, chiunque può aprire un allevamento di ostriche ma gli allevatori spesso lottano per estendere la loro zona di attività in un mare in cui è evidente la difficoltà del vivere con la costa.

Le mura in mattoni della torre Chihkan a Tainan, costruita nel Settecento, si ergevano su quello che una volta era il lungomare della città, anche se oggi sono completamente interrate. Si possono ancora vedere i frammenti di conchiglie che tengono insieme la struttura.

San ho tu è una miscela tradizionale formata da conchiglie di ostriche, riso glutinoso e maltosio. Questo antico prodotto, una sorta di malta senza cemento, è interamente realizzato con ingredienti costieri legati insieme. Quest’importanza costruttiva conferisce alle ostriche un ruolo che va ben oltre quello svolto da millenni sul piano alimentare. Sono una tecnica, una tecnologia che ci rimette in contatto con il mare.

I resti di un’antica fornace per produrre san ho tu, ancora presenti fuori dal centro storico, ricordano alle persone come i gusci di ostriche siano usati da secoli a Taiwan per chiudere fessure e crepe negli edifici ma anche, mescolati con olio tung, per sigillare le aperture negli scafi delle barche danneggiate. I gusci polverizzati delle ostriche sono un antico metodo esfoliante con proprietà riparatrici e benefiche per la pelle.

Le ostriche sono la pelle della costa. Ma sono anche in grado di ascoltare. Quando vengono esposte a fastidiose vibrazioni, in particolare alle basse frequenze delle navi e della perforazione offshore, le ostriche si allontanano, spaventate dal rumore delle aragoste predatrici.[8]

Chiudono la bocca per tapparsi le orecchie.

Ascoltano le onde per sapere quando è il momento di riaprire le loro bocche per intercettare il cibo in arrivo. Le ostriche si riproducono meglio durante i temporali. Il suono delle onde ritma la loro fecondazione che diventa un atto coordinato di sesso collettivo.

Ma quando le ostriche chiudono i loro gusci a causa del rumore degli uomini, potrebbero smettere di nutrirsi. Questo potrebbe farle morire di fame e causare il calo delle popolazioni.

Un altro allevamento sperimentale nel sud-ovest di Taiwan produce oltre 300 specie marine in un piccolo appezzamento utilizzando il sistema della policoltura. Un modello autodidatta collaudato per decenni è riuscito a creare un ciclo dell’acqua in cui le specie allevate a livello domestico interagiscono tra loro in una rete inseparabile: vongole giganti, piante marine, coralli vivi, mitili allevati, grotte di calcare in cui i ricci di mare possono nutrirsi dei minerali necessari per formare i loro aculei, aragoste e i loro nascondigli, pesci “lavoratori” che si alimentano con i rifiuti dei pesci non lavoratori… Il sistema costruisce perfino la propria acqua. Evitando il mangime industriale importato dal Cile o dal Kaohsiung, il cibo che ogni specie predilige nei diversi periodi dell’anno viene distribuito in maniera selettiva in base alle maree, seguendo calendari lunari. La monocoltura fallisce perché nessuna specie può sopravvivere da sola.

Se il sostantivo “pesce”, usato per descrivere l’animale, è molto simile al verbo “pescare” che indica l’azione di uccidere l’animale, forse potremmo trasformare il termine ostrica, che identifica il mollusco, in un verbo che indica l’atto di creare un ambiente che si sostiene da solo, costruendo acqua tutt’intorno.

Immagina che il tuo corpo sia in grado di assorbire i liquidi e rilasciare ossigeno.

Immagina di poter rimuovere i composti dall’acqua e di utilizzarli per costruire uno scheletro, raccogliendo gusci di ostriche gettate via e strofinandoli contro la pelle.

Ecco in cosa consiste l’azione di “ostricare” l’oceano, di incorporare ciò che resta delle conchiglie.

Le ostriche potrebbero guidarci verso un nuovo sistema che non impoverisce il terreno e aiutarci a sviluppare la sensibilità necessaria per ostricare un futuro diverso per l’acqua, ripensando la composizione ambientale dei nostri corpi fino a ostricare lo spazio in cui viviamo.


 

Note

[1] Joanne Chen, “Land Subsidence Prevention and Reclamation Strategy in Taiwan,” International Forward-looking Water Conference, 08/11/2018.

[2] Hsin Tung e Jyr-Ching Hu, “Assessments of serious anthropogenic land subsidence in Yunlin County of central Taiwan from 1996 to 1999 by Persistent Scatterers InSAR”. Tectonophysics 578 (2012): 126–135

[3] Linpien’s Choice, febbraio 1986.

[4] Oscar Chung, “Fishing for the Future – Taiwan Review,” Aquaculture Fisheries 07/01/2009.

[5] Chung, ibid.

[6] Peter Lin Sun, Chun-Chou Yang, Tai-Wai Lin, “How to amend land subsidence treatment policies to solve coastal subsidence problems in Taiwan,” Reg Environ Change (2011) 11: 679–691.

[7] Yi Chang, Ka-wai Chu & Laurence Zsu-Hsin Chuang, “Sustainable coastal zone planning based on historical coastline changes: A model from case study in Tainan, Taiwan.” Landscape and Urban Planning 174 (2018): 24–32.

[8] Teresa L. Carey, “Even Earless Oysters Clam Up Over Noise Pollution”, Scientific American 28/10/2017