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© Pompeii Commitment. Archaeological Matters, un progetto del Parco Archeologico di Pompei, 2020. Project partner: MiC.
Tutte le immagini d’archivio o realizzate al Parco Archeologico di Pompei sono utilizzate su concessione di MiC-Ministero della Cultura-Parco Archeologico di Pompei. È vietata la duplicazione o riproduzione con qualsiasi mezzo.

Charlemagne Palestine e Lionel Hubert. unnnaaa matttinaaa

Pompeii Commitments 13    18•03•2021

Immagini:

Charlemagne Palestine
“””Strummingsssss per i Misteri dell’Infinito”””
Chiesa di San Giovanni del Toro, Ravello, 2019
Photo Valeria Laureano, Giuseppe Riccardi per Magazzini Fotografici

Video:

Charlemagne Palestine e Lionel Hubert
unnnaaa matttinaaa, 2021
video, 30 minuti
Courtesy gli Artisti

La pratica artistica di Charlemagne Palestine presenta componenti comportamentali, sonore e visive. È stato descritto come uno dei fondatori della scuola di musica minimalista di New York promossa da La Monte Young, Terry Riley, Philip Glass, Steve Reich e Phil Niblock, benché lui preferisca definirsi un “Massimalista Minimalista”. Dopo gli studi di fisarmonica, piano, canto sacro ebraico, canto indiano Kirana e della musica gamelan di Giava e Bali, fin dagli anni Settanta Palestine realizza installazioni e performance in dialogo con i siti sacri, le architetture storiche e i luoghi della cultura per accrescerne e intensificarne i misteri magici e la sacralità. Il suo contributo a Pompeii Commitment, intitolato unnnaaa matttinaaa, e realizzato con Lionel Hubert, suo collaboratore di lunga data, è un continuum di suono e video strettamente ispirato all’eruzione vulcanica del 79 d.C., quella che distrusse Pompei congelandola nel tempo. Un continuum sonoro, nuovamente editato, di trenta minuti – “una danza drone mortale come una ninnananna ipnotica simile a uno stato di trance” secondo le parole dell’artista – accompagna una serie di immagini d’archivio dei calchi pompeiani di corpi umani in posizione di riposo – un’immagine aptica della loro “pietrificazione” – contrapposta agli animali di peluche che li accompagnano, uno dei materiali più ricorrenti e distintivi di Palestine. Cresciuto a Brooklyn negli anni Quaranta e Cinquanta, Palestine ha usato i suoi orsetti di peluche come guardie del corpo protettive e amiche. L’orsetto di peluche era stato inventato a Brooklyn nel 1902 da una coppia di immigrati ebrei, Rose e Morris Michtom, originari della stessa zona dell’Europa dell’Est da cui veniva la famiglia materna di Charlemagne. Adesso, nelle sue opere, Palestine li chiama “divinità” e si riferisce a loro come a “esseri sacri secolari”. Le divinità animali di Palestine sono così la realizzazione di rapporti che durano per tutta la vita. “È qualcosa di sacro e di continuo. Non è solo un oggetto infantile, puerile, (tardo)adolescenziale, da bambini in crescita, un oggetto transizionale… Il tuo spirito animale resta con te.” Il divino, per Palestine, non identifica un essere supremo, ma tutto ciò che contribuisce a formare la nostra identità personale e che diviene, quindi, il soggetto di una reciproca cura, qualcosa di altrettanto venerabile di un qualsiasi Dio ma a noi molto più prossimo. Come in un affresco al contempo realista e astratto, o come in un poetico epicedio digitale dedicato alle donne e agli uomini dell’antica Pompei – strappati alle loro “divinità” individuali nel momento della morte e, grazie alla tecnologia del calco, trasformati in testimoni del momento eterno di quella separazione – Palestine li evoca usando queste parole: “Un mattina presto, improvvisamente, siamo stati pietrificati / E abbiamo continuato a testimoniare, per sempre, / Come sonnolenti reliquari addormentati con i nostri piccoli cari”. SB-AV

Siamo grati a Silvia Macchetto per il suo amichevole aiuto nello sviluppo di questo progetto.

Immagine in home page: Charlemagne Palestine, “””Strummingsssss per i Misteri dell’Infinito”””, Chiesa di San Giovanni del Toro, Ravello, 2019. Photo Valeria Laureano, Giuseppe Riccardi per Magazzini Fotografici

Charlemagne Palestine (nato Charles Martin Palestine o Chaim Moshe Tzadik Palestine, a Brooklyn, New York, nel 1947) è un artista americano del suono, performer e artista visuale. Palestine ha studiato alla New York University, alla Columbia University, al Mannes College of Music, e al California Institute of the Arts. Dopo varie collaborazioni con altri artisti ed esperimenti personali (dal suonare conga e bongo per Allen Ginsberg, Gregory Corso, Kenneth Anger e Tiny Tim, a suonare il carillon alla Saint Thomas Episcopal Church di Manhattan, dallo studio dell’interpretazione vocale con Pandit Pran Nath alle prove con la luce cinetica con Len Lye, dalla creazione delle musiche per il film di Tony e Beverly Conrad Coming Attractions, e del suono e del movimento per il duetto fra lui e Simone Forti Illuminations, fino al suo sintetizzatore Spectral Continuum Drone Machine), dai primi anni Settanta, Palestine ha scritto musica intensa, rituale, volta a irritare le aspettative del pubblico occidentale rispetto a ciò che è bello e significativo nella musica. Un compositore-esecutore, che inizialmente aveva studiato da cantore, esegue quasi sempre le sue opere da solista come, per esempio, nel suo loft di Tribeca su North Moore Street. I suoi primi lavori sono composizioni per carillon e droni elettronici, ed è forse meglio conosciuto – accanto alle sue altre opere che fondono registrazioni, video ed elementi scultorei – per i suoi concerti pianistici eseguiti con grande intensità. Strumming Music (1974) di Palestine resta ancora una delle più note; si tratta di oltre 45 minuti che vedono Palestine alternare rapidamente due note suonate con forza che, lentamente, si espandono in gruppi. Lo stile delle esibizioni di Palestine è ritualistico: in genere circonda sé stesso (e il suo piano) di tessuti magici e animali di peluche-divinità e beve elisir alcolici da bicchieri di cristallo da cognac. È inoltre il fondatore dell’Ethnology Cinema Project di New York, dedicato a conservare la documentazione delle culture che stanno scomparendo. Tra i luoghi prestigiosi che hanno ospitato opere di Palestine si possono annoverare: Sé, Lisbona; Saint-Eustache, Parigi; Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, Milano; Cathédrale Saint-Pierre, Ginevra; Cathédrale des Saints Michel et Gudule, Bruxelles; Basilica di San Martino Maggiore, Bologna; Piramide del Louvre, Parigi; Villa Medicea, Artimino; Villa Borghese, Roma; San Giovanni del Toro, Ravello. Le opere di Palestine sono inoltre state eseguite e presentate alla Biennale di Venezia, a documenta, Kassel, e in molte istituzioni internazionali di arte contemporanea come: Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Torino; Kunsthalle, Vienna; Moderna Museet, Stoccolma, MoMA-Museum of Modern Art, New York; Stedelijk Museum, Amsterdam; Triennale, Milano.

Lionel Hubert (alias the K, nato a Le Blanc-Mesnil, Francia nel 1967), da oltre trentacinque anni esplora ogni genere di musica, suoni e arti visive, a proprio agio con tecnologia e computer, pensa all’arte come a una visione che si evolve continuamente. Da oltre diciotto anni è uno stretto collaboratore di Palestine in molti dei suoi progetti.

Pompeii Commitment

Charlemagne Palestine e Lionel Hubert. unnnaaa matttinaaa

Pompeii Commitments 13 18•03•2021