Avviato nel dicembre del 2020, fin dalle sue fasi iniziali Pompeii Commitment ha voluto raccogliere e ripensare un’eredità complessa e stratificata: quella di una storia che, per quasi tre secoli, ha fatto di Pompei un crocevia di sperimentazioni e ricerche per generazioni di artisti e studiosi provenienti da tutto il mondo. In cinque anni di attività, Pompeii Commitment ha così sviluppato un programma che si è articolato in una fitta rete di iniziative, commissioni e acquisizioni, costruendo un ecosistema critico e sperimentale capace di confrontarsi in modo sempre più consapevole con i linguaggi e le istanze dell’arte contemporanea.
Con l’inizio del 2026, il progetto si propone di favorire sempre di più l’apertura verso l’esterno: rafforzando la propria vocazione pubblica e relazionale, in contatto diretto con il complesso ecosistema naturale e sociale dei territori circostanti, ma anche allargando il più possibile il raggio delle sue collaborazioni istituzionali, in Italia e a livello internazionale. Portare Pompei fuori da Pompei: contribuire ad ampliarne l’episteme, ben al di là delle mura della città antica.
L’inizio del nuovo anno segna la conclusione di Pompeii Threnody, la mostra personale di Cerith Wyn Evans inaugurata nel luglio del 2025 presso l’Antiquarium di Boscoreale. Alcune delle opere dell’artista – il grande neon In girum imus nocte et consumimur igni, insieme alla serie di nove fotoincisioni dedicate ai cipressi fossilizzati provenienti dalla piana del Sarno – entrano però a far parte della collezione d’arte contemporanea del Parco, e resteranno allestite negli spazi dell’Antiquarium, in dialogo con i materiali archeologici esposti all’interno delle sale. Tra questi, naturalmente, il grande carro cerimoniale proveniente dagli scavi di Civita Giuliana, che ha rappresentato un cruciale punto di partenza per il lavoro di Wyn Evans a Pompei.
Nel corso dell’anno, Otobong Nkanga proseguirà le ricerche avviate con il suo progetto Immagina di essere una particella, lavorando a un’opera destinata a entrare nelle collezioni del Parco. Nei prossimi mesi, sui canali online di Pompeii Commitment, verrà inoltre pubblicata la fellowship di Meriem Bennani, che chiuderà il programma pluriennale delle Digital Fellowships. Parallelamente, alcune opere già entrate nella collezione d’arte contemporanea del Parco continueranno a circolare al di fuori di Pompei: Hermes (2021), una delle sculture realizzate da Simone Fattal nell’ambito di Pompeii Commitment, è attualmente in prestito al Museo Madre di Napoli, dove sarà visibile fino a primavera nella sala dedicata all’artista all’interno della mostra Gli anni. Capitolo 2, a cura di Eva Fabbris.
Al centro della programmazione di Pompeii Commitment per il 2026 ci sarà la produzione dell’opera filmica I diseredati / The Dispossessed, dell’artista americana Amie Siegel. Il progetto, promosso dal Parco Archeologico di Pompei, è risultato infatti vincitore del bando PAC 2025 (Piano Arte Contemporanea) della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. L’opera mira a esplorare i processi di scavo, studio, deposito e stoccaggio all’interno del Parco, ricostruendo la “seconda vita” dei reperti archeologici – opere d’arte e oggetti di uso quotidiano – attraverso un’operazione di “archeologia al rovescio”, volta a riportare questi materiali ai loro contesti di ritrovamento, sulla base di un’approfondita attività di ricerca d’archivio sui giornali di scavo.
Pompeii Commitment conserva inoltre il suo ruolo di piattaforma di scambio, studio e ricerca. In vista delle attività di quest’anno, sono stati avviati dialoghi e momenti di confronto con artiste italiane e internazionali come Barbara Crawford, Catrin Huber e Marzia Migliora, così come con i professori Paolo Carpi e Andrea Tartaglia, insieme agli studenti del corso magistrale di Architettura del Politecnico di Milano, nell’ambito del progetto di ricerca e progettazione Live at Pompeii: una serie di interlocuzioni e ricerche che mirano a interrogare spazi, architetture e significati profondi del Parco, ponendo le basi per possibili sviluppi futuri, con particolare attenzione per le nozioni di «confine», «sopravvivenza», oltre che per il complesso rapporto tra città antica e contemporanea.
Avviato nei mesi più drammatici di una crisi sanitaria globale, Pompeii Commitment si è trovato fin dai suoi esordi a confrontarsi con un contesto storico e culturale complesso: un tempo segnato dalla radicale messa in discussione di sistemi di valori, equilibri politici, forme di vita, ma anche dall’emergere, con urgenza crescente, della necessità di immaginare nuove forme di pensiero e responsabilità, capaci di aprire, anche nello spazio della tragedia, possibili spiragli di rigenerazione.
Ancora oggi, in un contesto internazionale inquieto e attraversato da tensioni profonde, che investono il presente e mettono in discussione il futuro, Pompei continua a incarnare quanto di più distante si possa immaginare da un simbolo di fine. Distrutta – e al contempo salvata – sotto tonnellate di ceneri e lapilli, essa incarna un paradigma di trasformazione e sopravvivenza: di materie, storie e memorie, inevitabilmente soggette a cicli periodici di distruzione e rinascita. Un ecosistema culturale e naturale complesso e in continuo sviluppo, al centro di un’attività permanente di scavo, manutenzione e ricerca.
Come sempre, sono tempi incerti. Ma è proprio in questa condizione di instabilità che si rinnova il significato più profondo del nostro progetto: non quello di offrire risposte univoche o definite, ma di aprire spazi di ricerca capaci di interrogare la realtà attraverso la materia viva del pensiero e della storia, generando sguardi, domande e ricerche. In questo senso, Pompeii Commitment continua a configurarsi come cantiere aperto e condiviso: per chi opera quotidianamente all’interno di Pompei e per chi, da altri luoghi e prospettive, vuole riconoscervi un campo attivo di risonanze e trasformazioni.