Pompeii Commitment. Materie archeologiche
Pompeii Commitment. Materie archeologiche è il programma di arte contemporanea del Parco Archeologico di Pompei. Avviato nel 2020, il progetto si sviluppa come piattaforma di ricerca, sperimentazione e produzione, con l’obiettivo di far entrare in dialogo gli strumenti dell’archeologia con i metodi e i linguaggi dell’arte contemporanea, della poesia e della pratica curatoriale, aprendo a inedite forme di conoscenza e a nuove possibili narrazioni per il Parco Archeologico di Pompei.
Il progetto riconosce nelle materie archeologiche – oggetti, immagini, frammenti, segni, corpi, ma anche archivi, linguaggi, racconti e metodi – un campo d’indagine aperto, che si presta a essere continuamente attraversato e interrogato. Pompeii Commitment si configura quindi come un portale – virtuale, ma anche strettamente legato alla concreta complessità materiale del sito archeologico – affacciato su uno spazio aperto a contaminazioni tematiche e metodologiche: un invito a esplorare Pompei e la sua episteme come campo di relazioni, esperienze, riflessioni sul presente e sul futuro.
Partendo da queste premesse, nel corso degli anni il progetto si è strutturato in molteplici linee di sviluppo: contributi artistici digitali (Commitments), esperienze di ricerca artistica e curatoriale in situ e a distanza (Fellowships), ma anche produzione di nuove opere, entrate nelle collezioni del Parco Archeologico e presentate in sedi espositive italiane e internazionali, grazie alla costruzione di una fitta rete di collaborazioni con altre istituzioni museali e di ricerca (Collectio). Parallelamente, all’interno del portale digitale di Pompeii Commitment, artisti, curatori e archeologi contribuiscono alla raccolta di testimonianze (Fabulae), documenti e materiali di studio (Historiae), nonché alla creazione di una sezione dedicata alle “materie archeologiche” pompeiane (Inventario): un museo ipotetico e transdisciplinare capace di mettere in dialogo contenuti eterogenei legati a doppio filo alle loro ricerche (strumenti di scavo, graffiti, reperti organici, oggetti trafugati e poi restituiti al Parco), ma soprattutto un prezioso archivio collettivo liberamente accessibile.
Parlare di arte contemporanea a Pompei significa, inevitabilmente, misurarsi con una storia lunga quasi tre secoli: la “seconda vita” della città antica, iniziata con la sua riscoperta nel 1748, è da sempre una storia di traduzioni, riscritture, interrogazioni creative. Il fascino e la forza attrattiva esercitata da Pompei hanno catalizzato le attenzioni di generazioni di artisti e studiosi, dall’epoca del Grand Tour al Novecento, finendo per allargare l’immaginario e la vita stessa del sito archeologico ben al di là dei suoi confini fisici, ma soprattutto intessendo una rete vasta e stratificata di immagini, racconti e risonanze, che ancora oggi influenzano attivamente il nostro sguardo su Pompei. Distante da qualsiasi forma di rievocazione celebrativa, Pompeii Commitment si propone di raccogliere e interrogare in maniera critica questa eredità, decostruendola e mettendola in dialogo – oltre che, naturalmente, in tensione – con le istanze delle ricerche attuali.
L’apertura ai linguaggi della creatività contemporanea, d’altra parte, non nasce dal semplice intento di sovrapporre pratiche e codici estetici del nostro tempo a un contesto archeologico: operazione che, nel migliore dei casi, risulterebbe semplicemente ridondante. La prospettiva di Pompeii Commitment, al contrario, è quella di riconfigurare Pompei come zona di contatto: un laboratorio in cui pratiche e linguaggi eterogenei possano intrecciarsi criticamente con le materie archeologiche del sito, dando forma a percorsi di ricerca capaci di attivare ipotesi, relazioni e domande inedite, che ne allarghino le possibilità di comprensione, generando al contempo nuove prospettive sul nostro modo di concepire le immagini, le evidenze materiali, la storia.
In questo senso, Pompeii Commitment non mira a ritagliare una zona separata o “contemporanea” all’interno dello spazio – concreto e ideale – del Parco Archeologico. La piattaforma si configura piuttosto come dispositivo permeabile e dinamico: uno spazio di relazione, attraversamento e confronto, in dialogo costante con altre istituzioni e territori, capace di ampliare la comprensione critica di Pompei, aprendo a scambi e a possibili contaminazioni tra i linguaggi della ricerca artistica contemporanea e gli strumenti dell’archeologia.
Uno dei motori del progetto, del resto, deriva proprio dal riconoscimento di alcuni punti di contatto profondi tra queste due metodologie: entrambe chiamate a misurarsi con materiali frammentari, immagini dal significato incerto, prospettive incomplete e inevitabilmente parziali, caratterizzate da una continua stratificazione di segni. Entrambe inclini, quasi per loro statuto, a interrogarsi sul modo in cui cerchiamo di ricostruire ciò che resta: forme di conoscenza reversibili, abituate a mettere in discussione la validità dei propri strumenti interpretativi. In questo senso, il dialogo tra le due discipline non risponde tanto a un vago principio di analogia formale, quanto a una più diretta e spontanea prossimità di sguardi e di metodi.
Alla luce di questi presupposti metodologici, il Parco Archeologico di Pompei si pone come un campo d’indagine ideale: un organismo complesso, vivo e in continuo divenire, uno spazio profondamente permeato da stratificazioni di senso e di tempo. Il tempo della città antica, fermato dall’eruzione del 79 d.C. e sopravvissuto fino a oggi attraverso materiali e forme inattese. Il tempo individuale delle vite dei suoi abitanti, che ci parla ancora, ostinatamente, di gesti quotidiani, desideri, pratiche religiose, racconti, miti, immagini. Il tempo della catastrofe, che continua a essere visibile attraverso le tracce lasciate sugli oggetti e sui corpi, negli spazi pubblici e in quelli domestici. Il tempo del territorio antropico circostante, in continua e complessa trasformazione all’ombra del Vesuvio. Il tempo degli scavi, del lavoro quotidiano di archeologici e restauratori, ma anche dei visitatori che ogni giorno attraversano le vie Pompei con sguardi e domande che, a loro volta, contribuiscono a modificare la percezione e l’identità del sito. Infine, il tempo ciclico della Natura, che oggi come duemila anni fa prosegue il suo corso, ben poco interessata alle transitorie vicende dell’uomo.
Ogni oggetto, ogni muro, ogni spazio vuoto, a Pompei, è il risultato di una sovrapposizione complessa di interventi umani, dell’azione degli agenti atmosferici, dei mutamenti imposti dal semplice scorrere del tempo, in un palinsesto complesso di tracce che si modificano costantemente, nel passaggio da uno sguardo all’altro. Depositi di significati che impediscono a Pompei di porsi come uno spazio immobile o neutrale, rendendola al contrario una materia densa, viva, in costante mutamento, che ci chiede ogni giorno di essere decifrata, interrogata, talvolta anche semplicemente ascoltata.
Nel complesso e inquieto scenario globale contemporaneo, Pompei incarna quanto di più distante si possa immaginare da un simbolo di fine. Distrutta – e al contempo salvata – sotto tonnellate di ceneri e lapilli, essa si pone piuttosto come paradigma di trasformazione e sopravvivenza: di materie, storie e memorie, soggette a inevitabili cicli di distruzione e rinascita. Una stratificazione vitale, resa possibile grazie a un lavoro quotidiano di ricerca, all’impegno collettivo di chi progetta e prende parte alla cura del sito e alla costruzione di una visione a lungo termine in cui possano convivere attività di scavo, restauro, possibilità di conoscenza e accessibilità.
Lavorare su Pompei, oggi, significa dunque innanzitutto coltivare un tipo di sguardo, sperimentare un metodo capace di accogliere la complessità, l’incompiuto, la consapevolezza di star conducendo un lavoro di cui non si vedrà mai la conclusione, accettando giorno dopo giorno queste condizioni senza cedere a semplificazioni o scorciatoie. In questo contesto, Pompeii Commitment si configura come una piattaforma che invita non solo a esplorare le materie archeologiche del sito, ma anche a stabilire con esse una relazione attiva, capace di unire consapevolezza, immaginazione e responsabilità critica: un impegno a concepire Pompei come campo dinamico di creazione culturale, ricerca condivisa, cura e sperimentazione.